sabato 20 febbraio 2016

Roma - Presentazione candidati sindaco - Conferenza stampa #RomaAiRomani

Dalila Nesci (M5S): rimuovere Scura e Urbani da vertici sanità calabrese

PUGLIA: LA QUESTIONE ENFITEUSI APPRODA SUI TAVOLI MINISTERIALI

Con una interrogazione parlamentare del deputato L’Abbate (M5S), giunge all’attenzione del Governo Renzi una vicenda che sta imperversando nelle campagne pugliesi e brindisine in particolare
Una questione tornata in auge dopo decenni e che sta creando lo scompiglio nelle campagne pugliesi, soprattutto brindisine. È l’enfiteusi, ovvero un diritto reale di godimento su un fondo di proprietà altrui secondo il quale il titolare (enfiteuta) ha la facoltà di godimento pieno sul fondo stesso ma, per contro, deve migliorare il fondo stesso e pagare, inoltre, al proprietario un canone annuo in denaro o in derrate a fronte della concessione perpetua ricevuta. Una concessione da cui è possibile affrancarsi per decisione unilaterale dell’enfiteuta ma che può estinguersi se quest’ultimo non adempie all’obbligo di migliorare il fondo o se non paga due annualità di canone. Un retaggio dell’antica Roma, fortemente praticato dal medioevo, inserito all’interno del Codice Civile del 1942 con gli articoli 957-977 che miravano ad introdurre una disciplina concepita al fine di incentivare la produttività delle terre grazie all’attività degli agricoltori. Una questione intricata e su cui la normativa appare fin troppo obsoleta dinanzi ad una realtà completamente cambiata ma che approda, finalmente, sui tavoli del Governo Renzi.
Abbiamo cercato di dare voce ai tanti agricoltori che si sono visti, all’improvviso, l’obbligo di pagare quest’ulteriore onere presentando una interrogazione parlamentare ai ministri delle Politiche Agricole Maurizio Martina, della Giustizia Andrea Orlando e dell’Economia e Finanze Pier Carlo Padoan – spiega il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura alla Camera – Il Governo dovrà spiegarci cosa intende fare e con quali modalità intenda intervenire riguardo una norma che, caso dopo caso, dimostra tutta la sua vetustà ed il suo anacronismo di applicazione, sia per quanto concerne i soggetti del rapporto enfiteutico sia per la tipologia di terreno e che ha determinato ad oggi una situazione che riviviamo in Puglia”.
“Parlando di enfiteusi – continua il consigliere regionale Gianluca Bozzetti (M5S) – sembra di essere ripiombati nel Medioevo: eppure si tratta di un argomento che è diventato attuale e dilagante e su cui il Governo deve dare risposte concrete. Ad oggi, sul territorio pugliese, ho partecipato con interesse a diversi incontri con parlamentari e rappresentanti delle Istituzioni ma senza che se ne siano visti i risultati. Solo con la collaborazione con il portavoce Giuseppe L’Abbate e con l’aiuto degli Attivisti di Latiano – conclude Bozzetti – si è potuta depositare una interrogazione che porta finalmente la questione sui tavoli ministeriali”.
“Siamo soddisfatti che la battaglia del ‘Comitato No Enfiteusi’ e del suo portavoce Tonino Chirico approdi finalmente a Montecitorio – commenta Giovanni Guarini del meetup locale Latiano 5 Stelle – Non appena siamo venuti a conoscenza del caso enfiteusi abbiamo intrapreso un approfondito studio della questione e avviato un importante processo di sensibilizzazione ed informazione della popolazione. Attendiamo ora la risposta del Governo”.

venerdì 19 febbraio 2016

AGRICOLTURA: MONTECITORIO APPROVA IL COLLEGATO AGRICOLO DEL GOVERNO LETTA

Dopo due anni, finalmente approvato il provvedimento tanto atteso dal settore. La dichiarazione di voto del deputato pugliese L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura alla Camera 
Dopo due anni di attesa, Montecitorio approva il Collegato agricolo alla Legge di Stabilità 2014 per la razionalizzazione e la semplificazione in agricoltura e pesca con 240 voti favorevoli e nessun voto contrario. Un provvedimento emanato addirittura dall’ex Governo Letta e che, finalmente, viene licenziato anche dalla Camera dopo un lungo e ricco lavoro parlamentare. Ora l’ultima parola spetta a Palazzo Madama. 
Nel disinteresse del ministro Martina, totalmente assente in Aula, oggi ha visto la luce il Collegato Agricolo atteso da tanto tempo dall’intero settore primario. Siamo orgogliosi – ha affermato il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate nella dichiarazione di voto finale del M5S – di aver portato per primi determinati temi che hanno trovato l’approvazione delle altre forze politiche e che divengono legge, ora, attraverso questo provvedimento. Dall’introduzione della definizione di ‘birra artigianale’, escludendo tra le metodologie di produzione la pastorizzazione e la microfiltrazione come richiesto dal settore, a quella di birrificio indipendente, indentificandolo coerentemente con la Direttiva europea di riferimento, attraverso il limite della quantità di produzione di 200.000 ettolitri, e l’indipendenza legale ed economica, sino alla creazione della fondamentale anagrafe apistica. Inoltre – continua L’Abbate (M5S) –  misure per la selvicoltura, l’apicoltura e l’ippica su cui, purtroppo, vige la seconda delega al Governo in due anni, visto che la prima non è andata in porto. Troppe deleghe in bianco purtroppo in questo Collegato Agricolo. Bocciati, inoltre, le nostre proposte di abolizione dell’Imu agricola per i terreni dati in affitto o in comodato d’uso ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali, la cancellazione dell’odiato spesometro per i piccoli produttori. Non sono state semplificate le compravendite dei terreni di piccola appezzatura, non sono state ridotte le accise sulla birra, non è stato liberalizzato il fascicolo aziendale e sono mancate importanti misure fiscali di agevolazione al primo settore che avevamo proposto. In definitiva – conclude il deputato 5 Stelle – , si tratta di un provvedimento ‘promosso con riserva’ , dunque, che ci auguriamo divenga quanto prima legge. Noi continueremo a batterci in difesa degli agricoltori italiani e del made in Italy agroalimentare”.

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FONDI EUROPEI ALLE PMI: TOCCA A NOI! (D'Amato M5S)

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Lezzi (M5S): "Le balle di Renzi sui numeri dei nuovi contratti di lavoro"

mercoledì 17 febbraio 2016

COSA STA SUCCEDENDO TRA LA TURCHIA E LA SIRIA (Zanni, Castaldo M5S)

Furbetti del tesserino, Santangelo (M5S): “Napolitano ha lasciato il bad...

PUGLIA: DOBBIAMO PREPARARCI A BERE IL PRIMITIVO DI BARCELLONA?!

La Commissione Ue apre alla liberalizzazione del nome dei vitigni protetti da Dop e Igp. Per la Puglia sono a rischio Primitivo e Aleatico, l’Aglianico invece per la Basilicata. Il M5S chiede al ministro Martina di intervenire con una risoluzione
Il “comitato di esperti” della Commissione Ue punta a liberalizzare il nome dei vitigni così da poterli utilizzare liberamente in etichetta. Una decisione che potrebbe rivelarsi dannosa per le posizioni raggiunte dai vini italiani. La complicata materia comunitaria fa riferimento sia al Regolamento 1308/2013 (OCM unica) sia al Regolamento 607/2009 per quanto riguarda l’applicazione dell’etichettatura del vino come applicazione del precedente regolamento sull’OCM (Reg. 409/2008) e che, per questo, la Commissione intende rivedere. Bruxelles, infatti, manterrebbe l’elenco delle deroghe concesse ai singoli Stati membri di esclusività del nome di un vitigno laddove vi è anche l’indicazione d’origine protetta però vorrebbe introdurre la possibilità di allargare le maglie ad altri Paesi: sarebbe sufficiente un disciplinare di produzione ed una notifica alla Commissione. Per intendersi, oggi Romania o Spagna non possono utilizzare il nome “Primitivo” ma, con la modifica proposta, stabilendo un disciplinare di produzione e notificandolo alla Commissione potrebbero iniziare a produrre il “Primitivo di Bucarest” o il “Primitivo di Barcellona”. 
Liberalizzare il nome dei vitigni è molto pericoloso per quei produttori italiani che hanno puntato tutto il marketing sul nome del vitigno e non sull’indicazione geografica in quanto territorio – commenta il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura alla Camera – Nella nostra Regione a poterne pagare lo scotto sarebbero il Primitivo di Manduria e l’Aleatico di Puglia mentre in Basilicata rischierebbe l’Aglianico del Vulture. È proprio perché difendere le certificazioni Dop e Igp del vino italiano che, per definizione, riportando in etichetta il nome del vitigno, garantiscono la provenienza dell’eccellenza made in Italy e, quindi, il suo legame con il territorio – continua L’Abbate (M5S) – che abbiamo presentato una risoluzione in Commissione Agricoltura contro la revisione in atto da parte della Commissione Ue delle norme vigenti che disciplinano l’etichettatura dei vini. A maggior ragione, in vista di accordi internazionali come il Ttip (Trans Trade and Investment Partnership), è bene ricordare che il legame con il territorio non è un brand che può essere ceduto a qualunque produttore di qualsiasi Paese”.
Con la risoluzionei 5 Stelle chiedono al ministro Maurizio Martina (Agricoltura) ed al Governo Renzi di impegnarsi a tutelare in sede europea gli interessi dell’Italia e di tutto il comparto vitivinicolo. “Non è accettabile assistere né tantomeno essere complici dell’ennesima svendita delle eccellenze made in Italy”, conclude Giuseppe L’Abbate (M5S).

giovedì 4 febbraio 2016

TAP: MENTRE IL GOVERNO ELUDE LA LEGGE, LA REGIONE PUGLIA SONNECCHIA

Sia l’Esecutivo renziano sia il governo regionale di Emiliano ignorano i pareri dal basso e regalano ai cittadini pugliesi il gasdotto Tap. M5S: Emiliano spieghi perché non ha fatto ricorso al TAR
Il progetto del gasdotto Tap procede sulla spinta del Ministero dello Sviluppo Economico nonostante il parere negativo della Regione che, a sua volta, ha protestato con una serie di note inviate via e-mail al Ministro Guidi. Tuttavia, tali comunicazioni non hanno portato alcun risultato concreto. Anzi, hanno scatenato la protesta dei rappresentanti nazionali e regionali del Movimento 5 Stelle, i quali adesso chiedono a gran voce spiegazioni sia dal Governo nazionale che da quello regionale. Le accuse principali sono quelle indirizzate dal consigliere Antonio Trevisi (M5S) al Presidente Michele Emiliano che, di fatto, non ha presentato ricorso al TAR, limitandosi ad inviare note di protesta al Governo Renzi, semplicemente ignorate da quest’ultimo. Un comportamento inammissibile per i 5 Stelle e che ora finisce al centro di una interrogazione parlamentare, a prima firma del deputato pugliese Emanuele Scagliusi (M5S), indirizzata al ministero dello Sviluppo economico. Nell’atto parlamentare si chiede il perché il dicastero non abbia preso atto delle note inviate dalla Regione Puglia e se non ritenga opportuno sospendere il progetto “Interconnessione TAP”, visto il mancato rispetto delle procedure di valutazione e condivisione prevista dalla legge vigente. 
“Tante parole, tanti proclami, tante chiacchiere da parte del Presidente Emiliano, ma nessuna concreta ostruzione, solo un mero contrasto di facciata con l’invio di mail di protesta, prive di alcun valore, al Governo nazionale – tuona il consigliere regionale Trevisi (M5S) – Tutto ciò, nonostante la nostra denuncia fatta da settimane e che poi ha visto il Governatore pugliese provare a porre rimedio dichiarando che la Regione starebbe valutando un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per impugnare il decreto. Dalle chiacchiere di Emiliano, però, sarebbe doveroso che si passasse ai fatti”.
Gli fa eco il deputato pugliese Emanuele Scagliusi (M5S), secondo cui il Governo Renzi continua a “fare il bello ed il cattivo senza interpellare i cittadini. Con l’articolo 1 del decreto del 20 ottobre 2015, infatti, il ministero dello Sviluppo economico ha inserito il TAP nell’elenco dei gasdotti facenti parte della Rete Nazionale, con entrata in vigore il giorno successivo alla data di pubblicazioneCiò nonostante la Regione Puglia avesse segnalato a più riprese la “mancata sottoposizione del Piano stesso ad un regolare procedimento di valutazione ed accertamento della compatibilità ambientale” e nonostante la Regione Puglia avesse dichiarato il proprio dissenso all’opera. “Un comportamento inaccettabile – conclude il deputato Scagliusi (M5S) – che, se non rettificato, ci troverà uniti contro questo modus operandi a dir poco dispotico con il quale il Governo ha bypassato il volere dei cittadini e sta minacciando la vocazione turistica della nostra regione”.

Il primo faccia a faccia in tv dei due candidati portavoce a Salerno del...

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Gianni Leggieri sulla Legge di Stabilità 2016

Intervista a Paola Taverna, Movimento 5 Stelle

#RCAutoEqua: il PD vuole fare l'ennesimo regalo alle assicurazioni

Unioni civili, l’intervento di Daniela Donno (M5S)

mercoledì 3 febbraio 2016

LEX: ddl sul diritto al lavoro dei disabili - Paola Taverna

PERCHÈ NESSUNO PARLA DELLE CAUSE DELL'IMMIGRAZIONE? (Ferrara M5S)

BANCHE: A TUTELA DEI CORRENTISTI, CHIESTO IL RINVIO DEL “BAIL IN” AL 2018

Con una mozione depositata a Montecitorio, il M5S chiede il rinvio del nuovo strumento finanziario di salvataggio bancario viste anche le parole del governatore di Banca d’Italia Visco
Con una mozione depositata alla Camera dei Deputati, il Movimento 5 Stelle ha chiesto il rinvio dell’applicazione del “bail in” al 2018. Questo strumento, introdotto a partire da inizio anno con il decreto “Salva Banche”, prevede non più un salvataggio esterno prevalentemente pubblico per gli istituti finanziari (bail-out) bensì un salvataggio dall’interno, da attuare tramite le risorse dell’istituto in situazione di dissesto, compresi i correntisti.
Se anche Banca d’Italia ci crede veramente, come appare dagli ultimi interventi di Visco, sostenga questa iniziativa parlamentare. La mozione c’è già: basta votarla – commenta così il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate (M5S) le parole del governatore di via Nazionale Ignazio Visco, esplicitando uno dei passaggi principali dell’atto depositato dai 5 Stelle a Montecitorio in cui si chiede l’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per restituire il risparmio investito in Banca popolare dell’Etruria e del Lazio, Banca delle Marche, Cari Ferrara e Cari Chieti – La procedura di risoluzione dei quattro istituti finanziari è stata avviata nel 2015 sulla base delle disposizioni contenute nel decreto legislativo numero 180 del 16 novembre 2015, che sono entrate in vigore solo a decorrere dal primo gennaio 2016. Per tal motivo, riteniamo che la procedura di risoluzione delle menzionate banche sia stata adottata in carenza di legittimazione normativa e tutti gli atti adottati dal Governo, dal ministero dell’Economia e delle Finanze e da Banca d’Italia siano illegittimi”. 
L’Abbate ricorda che sono migliaia i risparmiatori che si sono visti azzerare gli investimenti in obbligazioni subordinate ed azioni: “Tra questi non mancano i pugliesi colpiti che hanno purtroppo provato sulla loro pelle come il decreto governativo voluto da Renzi e denominato ‘salva banche’ si sia rivelato in realtà un ‘ammazza risparmiatori’. Siamo di fronte ad una situazione intollerabile”.
A tutela dei risparmiatori, nella mozione presentata il Movimento 5 Stelle chiede, inoltre, al governo la possibilità di nominare un rappresentante dei consumatori, eletto dalle associazioni di categoria e retribuito dal sistema bancario, negli organi di vigilanza e controllo delle banche in modo da consentire ai risparmiatori di verificare la corretta gestione della banca. “Il M5S non può accettare questo far west – conclude il deputato pugliese 5 Stelle – i soldi ‘rapinati’ vanno restituiti. In gioco c’è la tutela del risparmio, costituzionalmente garantito”.