giovedì 28 gennaio 2016

OLIO: L’UNIONE EUROPEA METTE A RISCHIO LA CORATINA PUGLIESE

Con i nuovi limiti imposti dall’Europa, le aziende olivicole della Puglia vengono penalizzate. Il M5S chiede l’intervento del ministro Maurizio Martina
 
Non solo l’approvazione di ulteriori 35.000 tonnellate all’anno per le esportazioni tunisine di olio di oliva nell’Unione europea. Da Bruxelles giunge una nuova minaccia all’olivicoltura pugliese. Con le recenti modifiche introdotte nel reg. Cee 2568/91, infatti, sono imposti nuovi limiti dall’Europa che penalizzano le aziende olivicole della Puglia che avevano intrapreso un percorso di tracciabilità. Argomento di riforma sono i valori analitici parametrici di alcune qualità di olio, tra le quali spicca la Coratina: con l’aggiunta di un decimale per quantificare i risultati della composizione degli acidi grassi, infatti, si supera leggermente la soglia prevista dalla normativa comunitaria. Come specificato nella denuncia delle organizzazioni della filiera olivicola olearia italiana, peraltro, tali superamenti non incidono minimamente né sul livello qualitativo degli oli, che rimangono eccellenti rispondendo a parametri ben più importanti come l’acidità e la valutazione organolettica, né sulla genuinità degli stessi. 
 
Non di rado capita che l’olio ottenuto dalle olive prodotte dalle aziende agricole nazionali, una volta analizzato, presenti valori non conformi al regolamento e pertanto non è consentita la vendita come ‘olio di oliva’ oppure come ‘olio extravergine’, a meno di essere miscelato con altri oli e perdendo così tutto il valore aggiunto che gli conferiscono le informazioni relative alla propria storia, origine ed identità – spiega il deputato Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura alla Camera – È purtroppo il caso della Coratina per quanto riguarda l’acido eicosenoico, leggermente superiore al limite ammesso senza che ciò costituisca tentativo di sofisticazione. Per questo, con il collega Parentela, abbiamo presentato sia una risoluzione sia una interrogazione parlamentare per chiedere al Governo di intervenire urgentemente presso le sedi comunitarie competenti affinché le prescrizioni recate dal regolamento n. 2015/1830, con riferimento alle analisi sulla composizione in acidi grassi ed i parametri di conformità stabiliti dal Consiglio oleicolo internazionale, non vadano ad impattare negativamente sulla già precaria economia delle aziende agricole pugliesi che hanno volontariamente scelto un sistema di certificazione di qualità dei prodotti e la tracciabilità. Il Governo – continua L’Abbate (M5S) – la smetta di distrarsi e di pensare solo agli interessi delle multinazionali e si faccia per una volta portavoce degli interessi dei piccoli produttori che hanno deciso di investire in qualità e tracciabilità: il vero made in Italy ha bisogno di essere difeso”.
 
La problematica dei parametri di acidi grassi dell’olio di Coratina, accompagnata in questa vicenda dalla varietà Carolea calabrese, è approdata anche al Parlamento europeo con una interrogazione dell’eurodeputata Laura Ferrara (M5S) che ne ha richiesto la revisione alla Commissione Ue.

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PUGLIA: CACCIATORI BEFFATI DALLA REGIONE, IL CALENDARIO VENATORIO SI CONCLUDE MERCOLEDÌ 20 GENNAIO

Il Consiglio dei Ministri si sostituisce alle Regioni inadempienti e impone la chiusura della caccia. Per L’Abbate (M5S) ennesima dimostrazione di una politica fatta a spot piuttosto che rivolta alla soluzione dei problemi
Il Consiglio dei Ministri ha deliberato l’esercizio dei poteri sostitutivi nei confronti di ben 7 regioni, tra cui anche la Puglia. L’Esecutivo renziano ha disposto la modifica del calendario venatorio regionale, con la chiusura della caccia al 20 gennaio 2016 per le specie tordo bottaccio, beccaccia e cesena. Una misura necessaria per evitare che il limite fissato dalle Regioni al 31 gennaio facesse coincidere la stagione della caccia di una o più di queste specie con il periodo prenuziale o di riproduzione, determinando così una violazione della normativa europea e andando ad aggravare la posizione dell’Italia rispetto all’eventuale chiusura negativa del caso Eu-Pilot 6955/2014, avviato dalla Commissione europea.
Mentre il Governo in diverse occasioni cercava di sensibilizzare gli enti territoriali ad adottare le modifiche ai calendari che erano risultati non conformi, la Regione Puglia ha fatto orecchie da mercante sino a costringere l’Esecutivo all’esercizio dei poteri sostitutivi – commenta il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura alla Camera – Ci ritroviamo così con un calendario venatorio che si conclude anzitempo, grazie ad una Regione inadempiente e con scarsa conoscenza delle normative nazionali e comunitarie. Una mancata conoscenza emersa anche con la legge spot del consigliere Amati che prevedeva la possibilità di cacciare una specie protetta, lo storno, strumentalizzando il problema dei danni all’agricoltura. Una doppia presa in giro all’Europa, con l’infrazione di una lunga serie di norme che porterebbero certamente ad una immediata e specifica procedura d’infrazione contro la Puglia, e agli agricoltori che dalla proposta non ricaveranno alcuna soluzione al problema come sottolinearono i consiglieri regionali 5 Stelle Gianluca Bozzetti e Marco Galante. Una proposta di legge che, difatti, è stata poi impugnata dal Governo nazionale. In conclusione – dichiara L’Abbate (M5S) – annunci spot e zero risoluzione dei problemi, con concomitante presa in giro dei cacciatori: un comportamento in pieno stile renziano anche per la Regione di Michele Emiliano”.

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lunedì 4 gennaio 2016