sabato 2 aprile 2016

AGROALIMENTARE: FRANTOI COSTRETTI A STOCCARE L’OLIO DI OLIVA COME SE FOSSE PETROLIO



Il sottosegretario all’Interno Bocci risponde all’interrogazione del Movimento 5 Stelle che continua a chiedere norme chiare e procedure semplificate per sostenere il made in Italy e le eccellenze agroalimentari. “Il vigente quadro normativo vede i depositi e le rivendite di liquidi combustibili, di qualsiasi derivazione e di capacità geometrica complessiva superiore a 1 metro cubo, assoggettati ai controlli e agli adempimenti di prevenzione incendi previsti ai sensi del punto 12 dell’allegato I del decreto del Presidente della Repubblica n. 151/2011”. In pratica, sulla certificazione per la prevenzione incendi degli impianti di stoccaggio dell’olio di oliva, i frantoiani devono comportarsi come se stessero conservando una sostanza di origine petrolifera, nonostante le differenti caratteristiche chimico-fisiche del cosiddetto “oro verde”. A confermarlo il sottosegretario all’Interno Gianpiero Bocci che ha risposto in Commissione Agricoltura della Camera all’interrogazione parlamentare del Movimento 5 Stelle. “Chiedevamo al Ministro se e quanto sarebbero state emanate specifiche regole tecniche o linee guida ad hoc per la prevenzione incendi degli impianti di stoccaggio degli oli di origine vegetale, difficilmente assimilabile a quelle previste per gli altri depositi di liquidi infiammabili o combustibili – commenta il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura Montecitorio – Purtroppo, in merito, non abbiamo ottenuto alcuna risposta, tantomeno una tempistica certa. Temiamo che questa mancanza normativa continuerà a comportare oneri eccessivi, soprattutto ai piccoli frantoi la cui attività è limitata a pochi mesi l’anno, con ripercussioni sulla competitività delle nostre produzioni. Se vogliamo tutelare davvero il made in Italy e le nostre eccellenze agroalimentari, quale è il nostro olio – conclude L’Abbate (M5S) – dobbiamo rendere la legislazione più snella e appropriata, con norme chiare e procedure semplificate, senza rinunciare ovviamente alla pubblica incolumità”. Sulla questione, inoltre, è attualmente al Senato il Collegato Agricoltura che “stabilisce l’innalzamento a sei metri cubi di capacità della soglia di assoggettamento dei depositi di olio di oliva agli obblighi di prevenzione incendi, al pari di quanto già previsto per i depositi di prodotti petroliferi – ha dichiarato il sottosegretario Bocci – una misura che consente di realizzare un equo contemperamento tra l’esigenza prioritaria di mantenere un elevato standard di tutela della pubblica incolumità e l’obiettivo perseguito dai frantoiani di ridurre gli oneri burocratici e finanziari a loro carico. Un passo avveduto, quindi, nella direzione auspicata dal M5S e dalle stesse associazioni di categoria”. Ma che, a conti fatti, non agevola concretamente un percorso di sburocratizzazione del comparto, dove l’olio di oliva continua ad essere equiparato ai prodotti petroliferi. 

giovedì 31 marzo 2016

PUGLIA: IN LEGGERA CRESCITA LE AZIENDE AGRICOLE GIOVANILI ED A CONDUZIONE FEMMINILE

La fotografia del Centro Studi Confagricoltura vede la Puglia in costante crescita nelle imprese agricole mentre il deputato pugliese L’Abbate (M5S) chiede di investire di più su competenze e competitività
In uno scenario generale di calo delle imprese agricole (-1%), soprattutto per quanto concerne quelle giovanili (-3%), la Puglia sembra reggere il colpo attestandosi dietro regioni come la Toscana, l’Emilia-Romagna e la Calabria. Stando all’ultimo rapporto del Centro Studi Confagricoltura su dati Unioncamere, il Tacco d’Italia, infatti, registra un lieve ma significativo aumento delle imprese agricole giovanili dello 0,5% (dalle 5.300 del 2014 divengono 5.329 nel 2015) che rappresentano ora lo 6,8% del totale delle aziende nel primo settore. In leggera crescita, sia il numero delle imprese agricole (+0,4%) sia il lato rosa dell’agricoltura con un +1,7%: da 23.318 imprese nel 2014 si passa, dunque, a 23.721 aziende agricole nel 2015.
Il recente rapporto del Centro Studi Confagricoltura fotografa una diminuzione del numero di aziende giovani e rosa, la riduzione della superficie agricola utilizzata per effetto dell’urbanizzazione, il trasferimento di terreni, dati in cessione o in affitto, dalle piccole aziende a quelle di dimensioni maggiori commenta il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura alla Camerain questo scenario italiano, la Puglia si distingue per essere un territorio in cui gli imprenditori, soprattutto giovani e donne, sembrano riporre speranze ed aspettative per il futuro. Sono segnali sicuramente positivi, date le contingenze nazionali, ma non si può dimenticare che il mutato contesto economico, globalizzato, richiede elevate capacità imprenditoriali ed alti standard di competitività. L’agricoltura, oggi, necessita di investimenti per accrescere competenze, competitività ed innovazione che dovrebbero essere poste al centro delle strategie politiche nazionali e regionali. In questo conclude L’Abbate (M5S)un ruolo cruciale può essere svolto dai finanziamenti europei, da utilizzare tutti quantitativamente (cosa in cui la Puglia non sempre ha brillato) ma soprattutto in modalità realmente utili per l’intero settore primario, attraverso PSR (piani di sviluppo rurale) finalizzati allo sviluppo e non alla mera elargizione di fondi”.

Puglia (M5S): “Sicurezza srl e collocamento obbligatorio, il Governo ris...

venerdì 11 marzo 2016

#RCAUTOEQUA, LA BATTAGLIA INIZIA ANCHE AL PARLAMENTO EUROPEO (Adinolfi, ...

A TU PER TU con DEGASPERI, MoVimento 5 Stelle

Massimo Bugani a Studio24 - candidato sindaco di Bologna per il Moviment...

Non solo mimose nella giornata dell’8 marzo: riflessioni e iniziative per ricordare i diritti (incompleti) delle donne | Lecce ed il Salento online

Non solo mimose nella giornata dell’8 marzo: riflessioni e iniziative per ricordare i diritti (incompleti) delle donne | Lecce ed il Salento online

LecceSette - Sanità, Lotta all’assenteismo, grillini salentini: “Siano controllati anche i politici locali"

LecceSette - Sanità, Lotta all’assenteismo, grillini salentini: “Siano controllati anche i politici locali"

LEX: ddl sottrazione dei minori (Blundo)

Intervista al candidato del Movimento 5 stelle di Roseto degli Abruzzi M...

VERITA' PER REGENI, IL MOVIMENTO 5 STELLE PROTESTA AL PARLAMENTO EUROPEO

Buccarella (M5S) ad Omnibus - La macchina del #FangoPiddino contro il Mo...

mercoledì 9 marzo 2016

Sorveglianza di quartiere: il miglior antifurto è il tuo vicino (Incontr...

Conferenza stampa M5S sul piano di riordino sanitario

TRASPARENZA E COMPETENZA PER I SERVIZI PORTUALI EUROPEI (D'Amato M5S)

Casavatore, M5s: "Ecco la mappa sugli intrecci tra politica e camorra. I...

LATTE: LA CRISI È IRREVERSIBILE SOLO SE NON SI REGOLAMENTA IL MERCATO

Il Commissario all’agricoltura Phil Hogan apre sulle cosiddette “quote camaleonte” richieste da tempo dal M5S per far fronte alla forte crisi in atto nel comparto lattiero-caseario
La liberalizzazione della produzione nel settore lattiero-caseario ha evidenziato la fragilità del sistema e, in particolar modo, delle piccole stalle. Ad evidenziarlo, anche uno studio firmato AgroTer e presentato solo poche settimane fa al Senato, da cui è emerso che stalle con circa 150 capi che producono in media 9 tonnellate di latte l’anno (media italiana 8,4, quella europea circa 10) fanno fatica a raggiungere il “break even point”, ovvero in pratica non guadagnano nulla. E considerando che quasi il 50% delle stalle italiane (33.000 in totale) hanno meno di 20 capi e che si trovano in zone svantaggiate o di montagna, vuol dire che se non si fa nulla nel giro di pochi anni si rischia una vera e propria “carneficina sociale”.
Visto che, come riportano i dati, la produzione di latte aumenta mentre i consumi diminuiscono – commenta il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura alla Camera – occorre quanto prima riorganizzare a livello di Unione europea un contingentamento, reintroducendo delle ‘quote camaleonte’, ovvero dei limiti quantitativi che, rispetto al passato, siano modulabili in base alle oscillazioni di domanda e offerta mentre, a livello nazionale, è necessario lavorare su tracciabilità, accordi di filiera e contratti che tengano conto sia di una parte di costo fissa che di una parte variabile, legata alla qualità della materia prima e al mercato, in modo da bilanciare i rapporti di forza tra produttore e trasformatore e, quindi – prosegue L’Abbate (M5S) – avere un valore aggiunto del prodotto da distribuire. Le aziende di montagna, poi, non possono essere considerate solo ‘stalle che producono non a prezzi di mercato’ ma andrebbero rivalutate come ‘presidi del territorio’ che impediscono il dissesto idrogeologico e alimentano il turismo. Chiediamo pertanto che il Governo intervenga con aiuti puntuali chiedendo alla Ue misure a sostegno che guardino alla ruralità anziché al mercato, come abbiamo più volte chiesto, inserendole innanzitutto tra gli impegni di revisione della Pac a medio termine e che s’impegni – conclude il deputato pugliese 5 Stelle – affinché lo Stato regolamenti il mercato per fare in modo che la liberalizzazione selvaggia non travolga i produttori italiani”. 
Una proposta quella delle cosiddette “quote camaleonte”, come le hanno ribattezzate i 5 Stelle, che trova l’avallo dello stesso commissario europeo all’agricoltura Phil Hogan, il quale ha aperto alla possibilità di utilizzare l’art. 222 dell’Ocm unica per regolamentare il conferimento del latte e limitarne la produzione. “Stiamo valutando accordi volontari per regolamentare l’offerta in base all’articolo 222 e stiamo vagliando la possibilità di avere l’approvazione di certe misure – ha dichiarato Phil Hogan nel suo intervento nella riunione straordinaria della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo – ma bisognerà sentire il parere della Directorate-General for Competition (COMP)” della Commissione europea. L’articolo 222 del regolamento comunitario 1308/2013 (Ocm unica) consente, infatti, deroghe alle norme antitrust per le organizzazioni di produttori e interprofessionali riconosciute che, in caso di gravi squilibri di mercato, possono adottare misure per stabilizzare il settore interessato.

giovedì 3 marzo 2016

GRANO: IL GOVERNO PROMETTE IMPEGNO MA NON RISPONDE SULLA COMMISSIONE UNICA NAZIONALE DI FILIERA

Al question time M5S sulla guerra del prezzo sul grano, che ha visto anche agitazioni in Puglia, il sottosegretario all’agricoltura Giuseppe Castiglione replica con azioni che, però, “mostrano più dubbi che certezze” secondo L’Abbate (M5S)
Dopo le manifestazioni al porto di Bari e la nuova fase di ribassi dei prezzi all’ingrosso del grano duro, i deputati 5 Stelle hanno richiesto con un question time, tenutosi oggi in Commissione Agricoltura a Montecitorio, come il Ministero dell’Agricoltura si stia adoperando per sostenere il comparto. Dopo la sostanziale stabilità registrata nei mesi di ottobre e novembre 2015, la Borsa merci italiana ha evidenziato un crollo dei prezzi dovuto allo squilibrio tra domanda piuttosto contenuta da parte dell’industria molitoria ed ampia disponibilità di prodotto sul mercato, disponibilità destinata ad aumentare se si considerano le attese per il 2016 derivanti dalla crescita delle semine.
L’organizzazione di filiera appare, dunque, indispensabile anche nel settore cerealicolo – commenta il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura alla Camera – sia per affrontare le sfide del mercato globale sia per negoziare con più forza con la parte industriale. Attualmente l’aggregazione della produzione agricola viene realizzata, infatti, da intermediari, ovvero soggetti terzi rispetto agli agricoltori che hanno scarso interesse a valorizzare sia qualitativamente che economicamente le produzioni, gestendo le relazioni con il mercato finale e i rapporti con l’industria per le produzioni cerealicole destinate alla trasformazione. Per questo – continua L’Abbate (M5S) – abbiamo chiesto se il Governo non ritenga urgente promuovere ogni strumento volto a favorire l’aggregazione nel settore, anche attraverso l’attivazione immediata di un tavolo di filiera e l’istituzione di una Commissione unica nazionale (Cun) per il mercato dei cereali, come previsto dal mio emendamento approvato alla legge 91/2015 e che attende i decreti attuativi ministeriali previsti”.
Consapevoli delle necessità dei cerealicoltori negli ultimi anni abbiamo impegnato oltre 10 milioni di euro per la realizzazione di azioni concrete e specifiche per il settore cerealicolo – ha risposto il sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglione – Il Piano di settore è stato concordato nell’ambito dello specifico Tavolo di filiera dove le Organizzazioni presenti hanno cooperato nella definizione e nella realizzazione degli specifici interventi programmati: tra questi un ruolo importante è ricoperto dalla Rete Qualità Cereali” mentre “è in fase di predisposizione un decreto sui criteri di riconoscimento delle OP (Organizzazioni Produttori) che evidenzia un ruolo propulsivo per le forme organizzate del settore cerealicolo, richiamando il loro decisivo ruolo nelle relazioni contrattuali. In questo modo – ha concluso Castiglione – auspichiamo che gli operatori del settore possano creare una filiera molto più integrata dall’interno della quale conseguire risultati come la valorizzazione del prodotto nazionale, la sua qualificazione e soprattutto una stabilizzazione del prezzo”. 
Di queste ‘azioni concrete’, però, non ci risulta si siano avuti gli effetti sperati vista la crisi del settore mentre ci domandiamo quali siano gli altri ‘specifici interventi’ di cui parla il sottosegretario Castiglione – commenta Giuseppe L’Abbate (M5S) – Chiederemo dettagli sulla Rete di Qualità Cereali per la nascita di una rete professionale del settore e attendiamo di poter leggere il decreto annunciato. Nessuna risposta, invece, alla nostra richiesta sulla volontà di creare una Cun per il mercato dei cereali. Ricordiamo – conclude il deputato pugliese 5 Stelle – che in Italia sono circa 2 milioni gli ettari destinati al frumento duro e tenero e risultano sempre più necessari contratti di filiera che riescano a stabilizzare il prezzo tra produttori e filiera per equilibrare i rapporti di forza”.

Lezzi (M5S): "#BoschiRispondi a queste 5 semplici domande!"

Buccarella (M5S): "Fiducia sull'omicidio stradale, l'Italia non è più un...

Santangelo a Grasso: "Basta con i furbetti del tesserino!"

Tibet, tra oppressione e rivoluzione | Conferenza stampa M5S in Senato

sabato 20 febbraio 2016

Roma - Presentazione candidati sindaco - Conferenza stampa #RomaAiRomani

Dalila Nesci (M5S): rimuovere Scura e Urbani da vertici sanità calabrese

PUGLIA: LA QUESTIONE ENFITEUSI APPRODA SUI TAVOLI MINISTERIALI

Con una interrogazione parlamentare del deputato L’Abbate (M5S), giunge all’attenzione del Governo Renzi una vicenda che sta imperversando nelle campagne pugliesi e brindisine in particolare
Una questione tornata in auge dopo decenni e che sta creando lo scompiglio nelle campagne pugliesi, soprattutto brindisine. È l’enfiteusi, ovvero un diritto reale di godimento su un fondo di proprietà altrui secondo il quale il titolare (enfiteuta) ha la facoltà di godimento pieno sul fondo stesso ma, per contro, deve migliorare il fondo stesso e pagare, inoltre, al proprietario un canone annuo in denaro o in derrate a fronte della concessione perpetua ricevuta. Una concessione da cui è possibile affrancarsi per decisione unilaterale dell’enfiteuta ma che può estinguersi se quest’ultimo non adempie all’obbligo di migliorare il fondo o se non paga due annualità di canone. Un retaggio dell’antica Roma, fortemente praticato dal medioevo, inserito all’interno del Codice Civile del 1942 con gli articoli 957-977 che miravano ad introdurre una disciplina concepita al fine di incentivare la produttività delle terre grazie all’attività degli agricoltori. Una questione intricata e su cui la normativa appare fin troppo obsoleta dinanzi ad una realtà completamente cambiata ma che approda, finalmente, sui tavoli del Governo Renzi.
Abbiamo cercato di dare voce ai tanti agricoltori che si sono visti, all’improvviso, l’obbligo di pagare quest’ulteriore onere presentando una interrogazione parlamentare ai ministri delle Politiche Agricole Maurizio Martina, della Giustizia Andrea Orlando e dell’Economia e Finanze Pier Carlo Padoan – spiega il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura alla Camera – Il Governo dovrà spiegarci cosa intende fare e con quali modalità intenda intervenire riguardo una norma che, caso dopo caso, dimostra tutta la sua vetustà ed il suo anacronismo di applicazione, sia per quanto concerne i soggetti del rapporto enfiteutico sia per la tipologia di terreno e che ha determinato ad oggi una situazione che riviviamo in Puglia”.
“Parlando di enfiteusi – continua il consigliere regionale Gianluca Bozzetti (M5S) – sembra di essere ripiombati nel Medioevo: eppure si tratta di un argomento che è diventato attuale e dilagante e su cui il Governo deve dare risposte concrete. Ad oggi, sul territorio pugliese, ho partecipato con interesse a diversi incontri con parlamentari e rappresentanti delle Istituzioni ma senza che se ne siano visti i risultati. Solo con la collaborazione con il portavoce Giuseppe L’Abbate e con l’aiuto degli Attivisti di Latiano – conclude Bozzetti – si è potuta depositare una interrogazione che porta finalmente la questione sui tavoli ministeriali”.
“Siamo soddisfatti che la battaglia del ‘Comitato No Enfiteusi’ e del suo portavoce Tonino Chirico approdi finalmente a Montecitorio – commenta Giovanni Guarini del meetup locale Latiano 5 Stelle – Non appena siamo venuti a conoscenza del caso enfiteusi abbiamo intrapreso un approfondito studio della questione e avviato un importante processo di sensibilizzazione ed informazione della popolazione. Attendiamo ora la risposta del Governo”.

venerdì 19 febbraio 2016

AGRICOLTURA: MONTECITORIO APPROVA IL COLLEGATO AGRICOLO DEL GOVERNO LETTA

Dopo due anni, finalmente approvato il provvedimento tanto atteso dal settore. La dichiarazione di voto del deputato pugliese L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura alla Camera 
Dopo due anni di attesa, Montecitorio approva il Collegato agricolo alla Legge di Stabilità 2014 per la razionalizzazione e la semplificazione in agricoltura e pesca con 240 voti favorevoli e nessun voto contrario. Un provvedimento emanato addirittura dall’ex Governo Letta e che, finalmente, viene licenziato anche dalla Camera dopo un lungo e ricco lavoro parlamentare. Ora l’ultima parola spetta a Palazzo Madama. 
Nel disinteresse del ministro Martina, totalmente assente in Aula, oggi ha visto la luce il Collegato Agricolo atteso da tanto tempo dall’intero settore primario. Siamo orgogliosi – ha affermato il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate nella dichiarazione di voto finale del M5S – di aver portato per primi determinati temi che hanno trovato l’approvazione delle altre forze politiche e che divengono legge, ora, attraverso questo provvedimento. Dall’introduzione della definizione di ‘birra artigianale’, escludendo tra le metodologie di produzione la pastorizzazione e la microfiltrazione come richiesto dal settore, a quella di birrificio indipendente, indentificandolo coerentemente con la Direttiva europea di riferimento, attraverso il limite della quantità di produzione di 200.000 ettolitri, e l’indipendenza legale ed economica, sino alla creazione della fondamentale anagrafe apistica. Inoltre – continua L’Abbate (M5S) –  misure per la selvicoltura, l’apicoltura e l’ippica su cui, purtroppo, vige la seconda delega al Governo in due anni, visto che la prima non è andata in porto. Troppe deleghe in bianco purtroppo in questo Collegato Agricolo. Bocciati, inoltre, le nostre proposte di abolizione dell’Imu agricola per i terreni dati in affitto o in comodato d’uso ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali, la cancellazione dell’odiato spesometro per i piccoli produttori. Non sono state semplificate le compravendite dei terreni di piccola appezzatura, non sono state ridotte le accise sulla birra, non è stato liberalizzato il fascicolo aziendale e sono mancate importanti misure fiscali di agevolazione al primo settore che avevamo proposto. In definitiva – conclude il deputato 5 Stelle – , si tratta di un provvedimento ‘promosso con riserva’ , dunque, che ci auguriamo divenga quanto prima legge. Noi continueremo a batterci in difesa degli agricoltori italiani e del made in Italy agroalimentare”.

Fico (M5s): “No alla pubblicità in tv per i bambini, non sono dei consum...

FONDI EUROPEI ALLE PMI: TOCCA A NOI! (D'Amato M5S)

Manlio Di Stefano (M5S) a SkyTg24 - Unioni Civili

Lezzi (M5S): "Le balle di Renzi sui numeri dei nuovi contratti di lavoro"

mercoledì 17 febbraio 2016

COSA STA SUCCEDENDO TRA LA TURCHIA E LA SIRIA (Zanni, Castaldo M5S)

Furbetti del tesserino, Santangelo (M5S): “Napolitano ha lasciato il bad...

PUGLIA: DOBBIAMO PREPARARCI A BERE IL PRIMITIVO DI BARCELLONA?!

La Commissione Ue apre alla liberalizzazione del nome dei vitigni protetti da Dop e Igp. Per la Puglia sono a rischio Primitivo e Aleatico, l’Aglianico invece per la Basilicata. Il M5S chiede al ministro Martina di intervenire con una risoluzione
Il “comitato di esperti” della Commissione Ue punta a liberalizzare il nome dei vitigni così da poterli utilizzare liberamente in etichetta. Una decisione che potrebbe rivelarsi dannosa per le posizioni raggiunte dai vini italiani. La complicata materia comunitaria fa riferimento sia al Regolamento 1308/2013 (OCM unica) sia al Regolamento 607/2009 per quanto riguarda l’applicazione dell’etichettatura del vino come applicazione del precedente regolamento sull’OCM (Reg. 409/2008) e che, per questo, la Commissione intende rivedere. Bruxelles, infatti, manterrebbe l’elenco delle deroghe concesse ai singoli Stati membri di esclusività del nome di un vitigno laddove vi è anche l’indicazione d’origine protetta però vorrebbe introdurre la possibilità di allargare le maglie ad altri Paesi: sarebbe sufficiente un disciplinare di produzione ed una notifica alla Commissione. Per intendersi, oggi Romania o Spagna non possono utilizzare il nome “Primitivo” ma, con la modifica proposta, stabilendo un disciplinare di produzione e notificandolo alla Commissione potrebbero iniziare a produrre il “Primitivo di Bucarest” o il “Primitivo di Barcellona”. 
Liberalizzare il nome dei vitigni è molto pericoloso per quei produttori italiani che hanno puntato tutto il marketing sul nome del vitigno e non sull’indicazione geografica in quanto territorio – commenta il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura alla Camera – Nella nostra Regione a poterne pagare lo scotto sarebbero il Primitivo di Manduria e l’Aleatico di Puglia mentre in Basilicata rischierebbe l’Aglianico del Vulture. È proprio perché difendere le certificazioni Dop e Igp del vino italiano che, per definizione, riportando in etichetta il nome del vitigno, garantiscono la provenienza dell’eccellenza made in Italy e, quindi, il suo legame con il territorio – continua L’Abbate (M5S) – che abbiamo presentato una risoluzione in Commissione Agricoltura contro la revisione in atto da parte della Commissione Ue delle norme vigenti che disciplinano l’etichettatura dei vini. A maggior ragione, in vista di accordi internazionali come il Ttip (Trans Trade and Investment Partnership), è bene ricordare che il legame con il territorio non è un brand che può essere ceduto a qualunque produttore di qualsiasi Paese”.
Con la risoluzionei 5 Stelle chiedono al ministro Maurizio Martina (Agricoltura) ed al Governo Renzi di impegnarsi a tutelare in sede europea gli interessi dell’Italia e di tutto il comparto vitivinicolo. “Non è accettabile assistere né tantomeno essere complici dell’ennesima svendita delle eccellenze made in Italy”, conclude Giuseppe L’Abbate (M5S).

giovedì 4 febbraio 2016

TAP: MENTRE IL GOVERNO ELUDE LA LEGGE, LA REGIONE PUGLIA SONNECCHIA

Sia l’Esecutivo renziano sia il governo regionale di Emiliano ignorano i pareri dal basso e regalano ai cittadini pugliesi il gasdotto Tap. M5S: Emiliano spieghi perché non ha fatto ricorso al TAR
Il progetto del gasdotto Tap procede sulla spinta del Ministero dello Sviluppo Economico nonostante il parere negativo della Regione che, a sua volta, ha protestato con una serie di note inviate via e-mail al Ministro Guidi. Tuttavia, tali comunicazioni non hanno portato alcun risultato concreto. Anzi, hanno scatenato la protesta dei rappresentanti nazionali e regionali del Movimento 5 Stelle, i quali adesso chiedono a gran voce spiegazioni sia dal Governo nazionale che da quello regionale. Le accuse principali sono quelle indirizzate dal consigliere Antonio Trevisi (M5S) al Presidente Michele Emiliano che, di fatto, non ha presentato ricorso al TAR, limitandosi ad inviare note di protesta al Governo Renzi, semplicemente ignorate da quest’ultimo. Un comportamento inammissibile per i 5 Stelle e che ora finisce al centro di una interrogazione parlamentare, a prima firma del deputato pugliese Emanuele Scagliusi (M5S), indirizzata al ministero dello Sviluppo economico. Nell’atto parlamentare si chiede il perché il dicastero non abbia preso atto delle note inviate dalla Regione Puglia e se non ritenga opportuno sospendere il progetto “Interconnessione TAP”, visto il mancato rispetto delle procedure di valutazione e condivisione prevista dalla legge vigente. 
“Tante parole, tanti proclami, tante chiacchiere da parte del Presidente Emiliano, ma nessuna concreta ostruzione, solo un mero contrasto di facciata con l’invio di mail di protesta, prive di alcun valore, al Governo nazionale – tuona il consigliere regionale Trevisi (M5S) – Tutto ciò, nonostante la nostra denuncia fatta da settimane e che poi ha visto il Governatore pugliese provare a porre rimedio dichiarando che la Regione starebbe valutando un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per impugnare il decreto. Dalle chiacchiere di Emiliano, però, sarebbe doveroso che si passasse ai fatti”.
Gli fa eco il deputato pugliese Emanuele Scagliusi (M5S), secondo cui il Governo Renzi continua a “fare il bello ed il cattivo senza interpellare i cittadini. Con l’articolo 1 del decreto del 20 ottobre 2015, infatti, il ministero dello Sviluppo economico ha inserito il TAP nell’elenco dei gasdotti facenti parte della Rete Nazionale, con entrata in vigore il giorno successivo alla data di pubblicazioneCiò nonostante la Regione Puglia avesse segnalato a più riprese la “mancata sottoposizione del Piano stesso ad un regolare procedimento di valutazione ed accertamento della compatibilità ambientale” e nonostante la Regione Puglia avesse dichiarato il proprio dissenso all’opera. “Un comportamento inaccettabile – conclude il deputato Scagliusi (M5S) – che, se non rettificato, ci troverà uniti contro questo modus operandi a dir poco dispotico con il quale il Governo ha bypassato il volere dei cittadini e sta minacciando la vocazione turistica della nostra regione”.

Il primo faccia a faccia in tv dei due candidati portavoce a Salerno del...

Il primo faccia a faccia in tv dei due candidati portavoce a Salerno del...

Gianni Leggieri sulla Legge di Stabilità 2016

Intervista a Paola Taverna, Movimento 5 Stelle

#RCAutoEqua: il PD vuole fare l'ennesimo regalo alle assicurazioni

Unioni civili, l’intervento di Daniela Donno (M5S)

mercoledì 3 febbraio 2016

LEX: ddl sul diritto al lavoro dei disabili - Paola Taverna

PERCHÈ NESSUNO PARLA DELLE CAUSE DELL'IMMIGRAZIONE? (Ferrara M5S)

BANCHE: A TUTELA DEI CORRENTISTI, CHIESTO IL RINVIO DEL “BAIL IN” AL 2018

Con una mozione depositata a Montecitorio, il M5S chiede il rinvio del nuovo strumento finanziario di salvataggio bancario viste anche le parole del governatore di Banca d’Italia Visco
Con una mozione depositata alla Camera dei Deputati, il Movimento 5 Stelle ha chiesto il rinvio dell’applicazione del “bail in” al 2018. Questo strumento, introdotto a partire da inizio anno con il decreto “Salva Banche”, prevede non più un salvataggio esterno prevalentemente pubblico per gli istituti finanziari (bail-out) bensì un salvataggio dall’interno, da attuare tramite le risorse dell’istituto in situazione di dissesto, compresi i correntisti.
Se anche Banca d’Italia ci crede veramente, come appare dagli ultimi interventi di Visco, sostenga questa iniziativa parlamentare. La mozione c’è già: basta votarla – commenta così il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate (M5S) le parole del governatore di via Nazionale Ignazio Visco, esplicitando uno dei passaggi principali dell’atto depositato dai 5 Stelle a Montecitorio in cui si chiede l’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per restituire il risparmio investito in Banca popolare dell’Etruria e del Lazio, Banca delle Marche, Cari Ferrara e Cari Chieti – La procedura di risoluzione dei quattro istituti finanziari è stata avviata nel 2015 sulla base delle disposizioni contenute nel decreto legislativo numero 180 del 16 novembre 2015, che sono entrate in vigore solo a decorrere dal primo gennaio 2016. Per tal motivo, riteniamo che la procedura di risoluzione delle menzionate banche sia stata adottata in carenza di legittimazione normativa e tutti gli atti adottati dal Governo, dal ministero dell’Economia e delle Finanze e da Banca d’Italia siano illegittimi”. 
L’Abbate ricorda che sono migliaia i risparmiatori che si sono visti azzerare gli investimenti in obbligazioni subordinate ed azioni: “Tra questi non mancano i pugliesi colpiti che hanno purtroppo provato sulla loro pelle come il decreto governativo voluto da Renzi e denominato ‘salva banche’ si sia rivelato in realtà un ‘ammazza risparmiatori’. Siamo di fronte ad una situazione intollerabile”.
A tutela dei risparmiatori, nella mozione presentata il Movimento 5 Stelle chiede, inoltre, al governo la possibilità di nominare un rappresentante dei consumatori, eletto dalle associazioni di categoria e retribuito dal sistema bancario, negli organi di vigilanza e controllo delle banche in modo da consentire ai risparmiatori di verificare la corretta gestione della banca. “Il M5S non può accettare questo far west – conclude il deputato pugliese 5 Stelle – i soldi ‘rapinati’ vanno restituiti. In gioco c’è la tutela del risparmio, costituzionalmente garantito”.

giovedì 28 gennaio 2016

OLIO: L’UNIONE EUROPEA METTE A RISCHIO LA CORATINA PUGLIESE

Con i nuovi limiti imposti dall’Europa, le aziende olivicole della Puglia vengono penalizzate. Il M5S chiede l’intervento del ministro Maurizio Martina
 
Non solo l’approvazione di ulteriori 35.000 tonnellate all’anno per le esportazioni tunisine di olio di oliva nell’Unione europea. Da Bruxelles giunge una nuova minaccia all’olivicoltura pugliese. Con le recenti modifiche introdotte nel reg. Cee 2568/91, infatti, sono imposti nuovi limiti dall’Europa che penalizzano le aziende olivicole della Puglia che avevano intrapreso un percorso di tracciabilità. Argomento di riforma sono i valori analitici parametrici di alcune qualità di olio, tra le quali spicca la Coratina: con l’aggiunta di un decimale per quantificare i risultati della composizione degli acidi grassi, infatti, si supera leggermente la soglia prevista dalla normativa comunitaria. Come specificato nella denuncia delle organizzazioni della filiera olivicola olearia italiana, peraltro, tali superamenti non incidono minimamente né sul livello qualitativo degli oli, che rimangono eccellenti rispondendo a parametri ben più importanti come l’acidità e la valutazione organolettica, né sulla genuinità degli stessi.