mercoledì 25 novembre 2015

ESTERI, COOPERAZIONE: SPRECO NEL DL MISSIONI CHE FINANZIA PROGETTI SOSPESI DALLO IAM DI BARI

Nonostante, per stessa ammissione dei dirigenti IAMB, i progetti in Siria sono sospesi dall'inizio dei disordini, il Governo Renzi continua a finanziarli. A chi andranno questi soldi? Il deputato pugliese Scagliusi (M5S) chiede di fare chiarezza
Un aspetto riscontrato nel decreto missioni e ritenuto positivo anche dalle opposizioni è il finanziamento dei progetti di cooperazione. Il comma 1 dell’art. 8 del decreto legge autorizza, infatti, a decorrere dal 1° gennaio 2015 e fino al 30 settembre 2015, la spesa di 38.500.000 di euro per iniziative di cooperazione volte a migliorare le condizioni di vita della popolazione e dei rifugiati e a sostenere la ricostruzione civile in favore di un già lungo elenco di Paesi, tra cui la Siria.
E proprio nel Paese mediorientale e nei territori limitrofi, nella relazione illustrativa si legge che si continuerà a sostenere, e quindi a finanziare, l’azione svolta dall’Istituto agronomico del Mediterraneo di Bari (IAMB) per interventi complementari e sinergici a quelli promossi nell’ambito della piattaforma tematica “Agricoltura e sicurezza alimentare” (Working Group on Economic Recovery and Development del Group of Friends of the Syrian People-GFSP), di cui l’Italia è capofila.
“Tuttavia, mi risulta, anche per stessa ammissione dei dirigenti dello IAM di Bari, che questo progetto è in realtà attualmente interrotto, a causa delle ostilità in atto in Siria.  – dichiara il deputato pugliese Emanuele Scagliusi, componente M5S Commissione Affari Esteri di Montecitorio – A chi sono quindi destinati questi soldi? Dopo i 333.000 euro inseriti nello scorso decreto missioni per la traduzione di manuali di manutenzione di due mezzi regalati dall'Italia a Gibuti, ora è la volta di finanziamenti per progetti di cooperazione fantasma. Per questo chiediamo di fare chiarezza: da un lato la Camera ha approvato un mio ordine del giorno per interrompere questa elargizione, impegnando il Governo a valutare l’opportunità di sospendere lo stanziamento di questi fondi, dall’altro – continua il deputato pugliese 5 Stelle – con i colleghi Spadoni e L’Abbate ho presentato una interrogazione parlamentare per chiedere al ministro Gentiloni di illustrare i passi avanti fatti sinora dallo Iamb nei progetti di cooperazione internazionale in Siria. Infine, siamo riusciti a far approvare un emendamento alla conversione in legge del decreto missioni, che obbliga ad una rendicontazione semestrale online dell’avanzamento dei progetti. Ogni volta emerge qualcosa di poco chiaro con il rifinanziamento delle missioni – conclude Scagliusi (M5S) – Con risorse economiche che potrebbero essere utilizzate sicuramente più sapientemente e, per davvero, a sicurezza dei cittadini italiani, soprattutto in questo periodo di forte allerta terrorismo”.

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giovedì 19 novembre 2015

ESTERI: RIFINANZIATA MISSIONE ANTIPIRATERIA NONOSTANTE LO STALLO SUL CASO MARÒ

Il Governo destina i fondi per le missioni internazionali, trascurando la necessità di risorse per la sicurezza interna del Paese e nonostante si era deciso di attendere sviluppi sul caso marò. Scagliusi (M5S): “Con la guerra totale al terrore, il terrore è proliferato”
La Camera ha approvato la conversione del decreto sulle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia. Per l’ultimo trimestre del 2015, il decreto stanzia oltre 300 milioni di euro per il rifinanziamento delle missioni internazionali e 38 milioni e mezzo di euro per la cooperazione dell’Italia con i Paesi in via di sviluppo. 
“Si fa ricorso all’ennesimo decreto - dichiara il pugliese Emanuele Scagliusi, deputato M5S della Commissione Affari Esteri e Comunitari alla Camera – in assenza di una legge che disciplini la partecipazione dei contingenti italiani alle missioni internazionali di pace in maniera organica, generale e coerente: una legge bloccata al Senato dalla maggioranza che, evidentemente, ha altre priorità. Nello scorso decreto, in merito alla missione antipirateria Atalanta, grazie ad un emendamento delle opposizioni, si era deciso di valutarne la partecipazione in base agli sviluppi della vicenda dei due fucilieri di marina Girone e Latorre ancora trattenuti in India. Ora la troviamo rifinanziata senza che la questione dei due marò si sia risolta e senza che ci siano stati sviluppi significativi. La base fondante di questo decreto, ovvero delle missioni militari più importanti che hanno visto l’occidente e l’Italia impegnate – continua Scagliusi (M5S) –  si sono rivelate un tragico fallimento con conseguenze che pagheremo a lungo. Occorre rispondere in modo totalmente differente da come si è risposto dopo l’11 settembre 2001 perché, da quando si è dichiarata una guerra totale al terrore, il terrore è proliferato. Altro che missioni di pace”.
I dati del Global Terrorism Index rivelano che le vittime del terrorismo sono quintuplicate dall’attacco alle Torri gemelle e nonostante i 4.400 miliardi di dollari spesi nelle guerre in Iraq, in Afghanistan ed in altre aree di crisi, sono nate nuove sigle Jihadiste. Negli ultimi 45 anni, sempre secondo il GTI, l’80% delle organizzazioni terroristiche è stato neutralizzato grazie al miglioramento della sicurezza e alla creazione di un processo politico finalizzato alla risoluzione dei problemi che erano alla base del sostegno ai gruppi terroristici. Solo il 7% è stato eliminato dall’uso diretto della forza militareNel decennio 2004-2014 il costo complessivo per l’Italia delle missioni internazionali militari è stato già di 12 miliardi e 731 milioni.
Hanno portato la pace? Siamo più sicuri oggi? O piuttosto quelle guerre non hanno fatto altro che alimentare a dismisura i bacini di odio? – incalza il deputato Scagliusi (M5S) – La risposta è sotto gli occhi di tutti, evidenziata dagli attentati di Parigi: un fallimento totale. Ciononostante, con questo decreto, non ci ritiriamo affatto dall’Afghanistan. Per la ‘Resolute Support Mission’ verranno dispiegate altre 204 unità (per un totale di 834), che guarda caso corrisponde più o meno al contingente militare spagnolo che invece lo ha ritirato, su espressa richiesta del Presidente americano. Sarebbe utile usare queste energie per avviare un processo di pacificazione in medio oriente e contemporaneamente un rafforzamento delle misure di sicurezza interne. Nell’ultimo decreto missioni c’è stato un inasprimento delle pene per i terroristi – conclude il deputato pugliese 5 Stelle  senza tuttavia incrementare le risorse per aumentare i livelli di sicurezza interna. Cosa può cambiare aumentare gli anni di prigione per un estremista che è pronto a farsi saltare in aria da un momento all’altro?”.

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mercoledì 18 novembre 2015

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martedì 17 novembre 2015

AMBIENTE: IL GOVERNO AMMETTE IN RITARDO IL RISCHIO PESTICIDI PER LE API

Smuovono oltre 22 miliardi di euro con il loro operato, ma sono a rischio. Si sommano le emergenze per le api e l’apicoltura mentre l’Esecutivo arranca e convalida l’allarme lanciato da Greenpeace rispondendo ad una interrogazione M5S
Giunge dopo oltre un anno e mezzo, l’ammissione del Governo che l’allarme per i pesticidi killer delle api è fondato ed è al centro di un processo di monitoraggio e tutela ancora in corso. La preoccupazione sollevata dal report di Greenpeace “Api, il bottino avvelenato”, in cui viene documentato come oltre due terzi del polline raccolto dalle api nei campi europei e portato ai loro alveari è contaminato da un cocktail di pesticidi tossici, era stata raccolta dai deputati del Movimento 5 Stelle che avevano presentato una interrogazione in Commissione Agricoltura addirittura il 24 aprile 2014.
Dinanzi ad un’emergenza di tale portata, il Governo si prende un anno e mezzo per rispondere e prendere posizione – commenta il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura – L’Esecutivo ammette, in un ritardo pazzesco, che non si è ancora arrivati a un livello sufficiente di tutela: in Italia, infatti, sono tuttora in corso il potenziamento dei progetti di ricerca per il monitoraggio dello stato di salute delle api e, a livello europeo, il piano di implementazione per l’introduzione graduale dell’obbligatorietà dei vari test per la valutazione del rischio. Se da un lato il Governo riconosce che le api sono fondamentali per la biodiversità, dall’altro ci preoccupa la sua velocità di reazione degna del bradipo più pigro e svogliato. Ci teniamo a ricordare che le api – continua L’Abbate (M5S) – sono fondamentali per il nostro patrimonio agricolo perché contribuiscono all’impollinazione di 150 colture, ovvero l’80% del totale, come il pomodoro, il noce, l’arancio, il melo, il castagno, che per l’economia europea equivalgono ad un indotto di oltre 22 miliardi di euro. Peraltro, l’apicoltura italiana è attualmente colpita da altre emergenze come quella dell’Aethina tumida, la cui attività di contrasto comporta la distruzione degli alveari senza alcun indennizzo per gli apicoltori che perdono la loro produzione – conclude il deputato pugliese 5 Stelle – Abbiamo presentato numerosi atti per far dare una mossa la ministro Maurizio Martina, ma i tempi non sono mai ragionevoli”.

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lunedì 16 novembre 2015

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venerdì 13 novembre 2015

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PUGLIA: ANIMALISTI E ASSOCIAZIONI IPPICHE DA EMILIANO PER LA CRISI DEL SETTORE, SOLIDARIETÀ DEL DEPUTATO L’ABBATE (M5S)

Il Governo Renzi decreta la morte dell’Ippica italiana e mentre gli operatori pugliesi del settore si vedono costretti a consegnare le chiavi al Presidente della Puglia, il deputato 5 Stelle L’Abbate torna a fare pressioni sul ministro dell’Agricoltura Martina
Le categorie ippiche pugliesi rappresentate da allevatori, proprietari, guidatori, allenatori, gentlemen ed artieri, affiancate dalle associazioni animaliste con Fabio Millarte (WWF Taranto), Fabio De Vincentis (ARPEC) ed Emilio Stola (Ass. Baldo e Togo), con il pieno sostegno dei rappresentanti dell’Ippodromo Paolo Sesto di Taranto, consegneranno questa mattina (venerdì 13 novembre, alle ore 11.00) le chiavi di tutte le scuderie dell’intera Regione nelle mani del Presidente Michele Emiliano. Un gesto eclatante perché la crisi, che imperversa da tempo nel settore, ha raggiunto oramai una situazione insostenibile, con il Ministero delle Politiche Agricole che ha sancito la mancanza di liquidità a partire dal 15 novembre, bloccando il calendario ufficiale delle corse.
Oltre 35.000 operatori in tutta Italia, una intera filiera dall’agricoltore ai guidatori e gentlemen, passando per i proprietari dei cavalli, si accinge a chiudere i battenti definitivamente. Il Governo Renzi, in continuità con chi lo ha preceduto, ha perpetrato infatti in quell’immobilismo che ha incancrenito ed impoverito il settore, anno dopo anno, nonostante la florida condizione di qualche lustro fa – commenta il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura – A tutti gli operatori ippici va tutta la mia vicinanza e solidarietà. Sin dal primo giorno a Montecitorio, ho lavorato per rilanciare la filiera ippica, presentando una proposta di legge che si è incamminata alla Camera fino a quando il Governo Renzi ha deciso rubare la discussione al Parlamento, semplicemente per creare nuovo immobilismo. L’ippica attende da tempo manovre e riforme ma il Partito Democratico ha puntato sulle slot machine abbandonando un intero settore che coniuga agricoltura, natura, sport, divertimento. La mia battaglia a Montecitorio continua – conclude L’Abbate (M5S) – Ho presentato una ulteriore interrogazione parlamentare per richiamare il sottosegretario Castiglione ed il ministro Martina ai propri doveri: dopo l’inazione e gli scippi subiti in tutti questi anni, ora l’ippica ha bisogno di fatti”.

Il Movimento 5 Stelle raccoglie firme contro il bollo auto proposto dalla Regione Piemonte

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Movimento 5 Stelle. Amministrative a geometrie variabili. Di Battista: "A Roma nome di alto livello". E si pensa nazionalizzare il voto delle primarie

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giovedì 12 novembre 2015

PUGLIA: RENZI ALLEATO DELLE LOBBY INDUSTRIALI PER ZITTIRE LE CRITICHE DI CITTADINI E COMITATI

Ben 12 gli impianti monitorati in Puglia su cui si concentra il lavoro del “Nimby Forum” a cui, il prossimo 17 novembre, saranno aperte le porte della Camera dal Governo. Il M5S, esterrefatto, ha interrogato il ministro Galletti (Ambiente)
Il prossimo 17 novembre, il Governo aprirà le porte della Camera dei Deputati per la decima edizione del “Nimby Forum”, l’evento in cui si riuniscono le lobby per parlare delle opere e progetti bloccati per contestazioni territoriali ambientali in Italia. Un evento, organizzato con il sostegno di Asja, Metropolitana Milanese, Sogin, Tap, Terna, che ha ottenuto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei dicasteri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico. Una forum finito, per questo, al centro del question time presentato oggi alla Camera dal Movimento 5 Stelle con il deputato Giorgio Girgis Sorial. Per l’Esecutivo renziano ed il ministro Galletti (Ambiente) è un modo come un altro per confrontarsi e far contribuire al dibattito, per i 5 Stelle, invece, si tratta dell’ennesimo appoggio incondizionato alle lobby industriali a discapito dei cittadini.
Sembra che il Governo Renzi voglia zittire tutte le voci di cittadini e dei comitati contrarie ad inceneritori, cementifici e tutte quelle opere che sul territorio non sono accolte positivamente – commenta il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate (M5S), battutosi con diverse interrogazioni in sede parlamentare sull’elettrodotto Durazzo-Polignano e gli impianti eolici offshore sul Gargano – Dopo l’incredibile risposta ricevuta oggi, continuiamo a chiederci per quali ragioni il ministero dell’Ambiente abbia concesso il suo patrocinio a questo evento. Quali meriti di rilievo culturale, sociale, scientifico, artistico, storico o sportivo abbia ravvisato in tale forum e in che modo abbia considerato privo di finalità, anche indirette, commerciali o di lucro, un evento che – prosegue L’Abbate (M5S) – riunisce interessi di lobby che considerano le contestazioni di intere popolazioni locali preoccupate di difendere l’ambiente e il territorio dove vivono come un virus da eliminare, e hanno come unico obiettivo quello di ottenere a tutti costi e per motivi di profitto economico la realizzazione delle loro opere”.
Ben 12 gli impianti monitorati dal Nimby Forum in Puglia: eolico offshore di Mattinata; le centrali a biomasse di Sant’Agata di Foggia, Cellino San Marco e Andria; gli elettrodotti Durazzo-Polignano a Mare, Bisaccia-Seliceto, Foggia-Benevento; l’inceneritore di Modugno; la centrale termoelettrica di Taranto; l’impianto eolico di Castri di Lecce-Vernole; la discarica di Corigliano ed il TAP. Il sito del forum si vanta di disporre, infatti, del “primo e unico database nazionale delle opere di pubblica utilità che subiscono contestazioni” e sottolinea come il suo obiettivo principale sia l’individuare le più efficaci metodologie di interazione tra i diversi stakeholder per gestire e ridurre il fenomeno delle opposizioni territoriali.
È alquanto singolare che il monitoraggio delle contestazioni territoriali ai progetti infrastrutturali avvenga di concerto tra il Governo e le imprese interessate a costruire queste opere, con fine esplicito di eliminare la cosiddetta ‘sindrome Nimby’, ovvero le resistenze delle popolazioni che non vogliono subire le conseguenze ambientali e alla salute che quasi tutti questi progetti si portano dietro – conclude Giuseppe L’Abbate (M5S) – Ed è alquanto incredibile che quell’Istituzione che rappresenta i cittadini vada a dare il proprio patrocinio proprio a coloro che non solo vanno contro l’interesse degli italiani ma voglia anche zittire la loro voce”.

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mercoledì 11 novembre 2015

IL MOVIMENTO 5 STELLE CHIEDE LE DIMISSIONI DEL CONSIGLIO REGIONALE

Catanzaro: Movimento 5 Stelle, ricorso contro l'Italicum

No alla pubblicità sull'azzardo: mobilitiamoci, scriviamo ai senatori!

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GUERRA DEL LATTE: PER IL M5S, IL MINISTRO MARTINA CURA LA POLMONITE CON UN’ASPIRINA

A margine della manifestazione di protesta degli allevatori pugliesi, tenutasi stamane a Bari, L’Abbate (M5S) commenta la scelta del Ministero dell’Agricoltura. All’appello mancano altri 65 milioni di euro 
Approda anche in Puglia la cosiddetta “guerra del latte” che sta imperversando ad Ospedaletto Lodigiano (Lodi) dove gli allevatori sono in presidio davanti al centro di distribuzione della multinazionale francese Lactalis, proprietaria dei marchi Parmalat, Galbani, Invernizzi, Locatelli e Cademartori. Dinanzi all’Ipercoop di Japigia a Bari, gli allevatori pugliesi con le loro mucche hanno illustrato ai consumatori l’importanza del latte italiano e le sue peculiarità al grido di “giusto prezzo per il giusto latte!”.
In questa crisi del prezzo del latte, i contributi statali rischiano di divenire un mero palliativo se non si cambia, in maniera più strategica e lungimirante, il paradigma del libero mercato. L’attivazione del Fondo latte con 55 milioni di euro, operata dal ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, è come se si cercasse di curare una polmonite con l’aspirina – commenta il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura alla Camera – Anzi, con mezza aspirina dato che, fino allo scorso luglio, lo stesso fondo prevedeva più del doppio delle disposizioni finanziarie, ovvero 120 milioni di euro. Dove sono finiti gli altri soldi promessi da questo Governo?!”.
Ma è l’intero mercato di libero scambio ad essere messo sotto accusa come causa principale. “L’unica regola esistente è quella del prezzo più basso, che non contempla fattori essenziali per la tutela del settore come la qualità della produzione e la loro funzione sociale – continua L’Abbate (M5S) – L’euro è complice attivo della lotta tra i Paesi dell’Unione europea, visto che i singoli Stati membri non hanno più la facoltà di rendere appetibili i propri prodotti intervenendo sulla propria moneta ma, allo stesso tempo, si trovano esposti alla svalutazione selvaggia del costo dei prodotti e del lavoro. A quanto pare, però, sembra che nemmeno le associazioni di categoria vogliano fermare il neoliberismo dicendo, ad esempio, ‘no al Ttip’ che accentuerebbe ancora di più questa concorrenza spietata. Fermo restando che per noi l’unica soluzione per le conseguenze del mercato globale è quella di allargare l’orizzonte – conclude il deputato pugliese – nel frattempo per sopravvivere occorre andare oltre la mezza aspirina del ministro Martina, come ad esempio mantenere la promessa dei 120 milioni per il Fondo latte”.

martedì 10 novembre 2015

LIBRI: IL MANCATO RISPETTO DELLA LEGGE DANNEGGIA EDITORI E PICCOLI LIBRAI





















La grande distribuzione elude il tetto alla scontistica dei libri prevista dalla legge, grazie alla poca efficacia delle misure di controllo. Il deputato pugliese Emanuele Scagliusi (M5S) chiede chiarimenti al Governo
La norma doveva essere abrogata dal disegno di legge sulla concorrenza ma, alla fine, è rimasto tutto com’era in principio. La legge Levi che stabilisce un tetto massimo del 15% allo sconto che i venditori di libri possono applicare sul prezzo di copertina, infatti, è tuttora in vigore nonostante la paura di editori grandi e piccoli nonché di librai indipendenti che hanno pubblicamente dichiarato di avere una posizione comune. Tuttavia, le librerie che già arrivano da anni non certo positivi, sono sempre più in difficoltà a causa dell'inefficacia dei controlli degli organi preposti, soprattutto per quel che concerne il commercio online. Una questione che, ora, approda nelle aule di Montecitorio grazie ad una interrogazione parlamentare del deputato pugliese Emanuele Scagliusi (M5S).
“La legge Levi, tuttora in vigore, rischia di creare concorrenza sleale se applicata solo alle librerie e non ai rivenditori di libri online. Paradossalmente, infatti, questa normativa realizzata con altri più nobili fini rischia di sfavorire le piccole imprese a scapito delle multinazionali – dichiara Scagliusi (M5S) – Per esempio, su amazon.it è possibile acquistare libri con sconti pari al 55% del prezzo fissato. Secondo il sindacato SIL (Sindacato Italiano Librai e Cartolibrai), stando ai dati del 2014, ogni giorno chiudono in media 5 piccole librerie, schiacciate tra gli editori, con i quali è impossibile contrattare, e la grande distribuzione, che riesce ad applicare sconti aggirando i limiti della legge Levi. Non è possibile accettare, a livello di sistema- Paese, che si consenta alla grande distribuzione di azzerare la concorrenza”.
In realtà, qualche dato incoraggiante arriva da Messaggerie, il più importante distributore italiano di prodotti editoriali, il quale afferma che nei primi nove mesi del 2015 si è arrestata la caduta del libro di carta (-0,34%), mentre è rallentata sensibilmente la marcia dell’e-book (+18,8% contro il +35% previsto). Dopo tre anni di crisi, sono tornate a correre le librerie indipendenti che tirano la volata a tutto il settore. Fra gennaio e settembre le librerie indipendenti crescono del 5,19% a 277,4 milioni di euro di giro d’affari. Tuttavia, resta il mancato rispetto della legge Levi che non garantisce una concorrenza leale.
In una intervista, Ricardo Franco Levi, primo firmatario della legge, ha dichiarato che “la legge che regola gli sconti sui libri si pone come un vincolo alla drammatica riduzione delle voci. E fa sì che editori e librai, anche le realtà più piccole, possano competere sul mercato. Pone le premesse per garantire una concorrenza equa”. “Peccato però, che nella sezione dedicata alla disciplina del prezzo dei libri, più precisamente nella regolamentazione delle sanzioni avverte il deputato pugliese Scagliusi (M5S) - l'unico ente indicato è il comune che, secondo tale legge, vigila sul rispetto delle disposizioni del presente articolo e provvede all’accertamento e all’irrogazione delle sanzioni previste al comma. Per questo, ho chiesto ai ministri dell’Istruzione e dello Sviluppo economico cosa intendano fare per migliorare il sistema dei controlli dal momento che il solo controllo della legge da parte di vigili urbani o agenti del comune è sicuramente inefficace visto che il mercato dei libri è molto sviluppato anche e soprattutto online. Nel chiedere di agire, abbiamo anche proposto modifiche all’attuale legge per estendere i controlli e porre termine alle diseguaglianze che si sono venute a creare”.
 

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martedì 3 novembre 2015

MALTEMPO: L’AGRICOLTURA IN ATTESA CHE IL GOVERNO METTA IN ATTO LE MISURE DI SOSTEGNO AL SETTORE

Ad un anno dalla presentazione della risoluzione in Commissione Agricoltura alla Camera, il deputato L’Abbate (M5S) sollecita il ministro Martina ad intervenire sugli strumenti di gestione del rischio 
Il maltempo continua a perversare in Italia, soprattutto al Sud, non risparmiando la Puglia. Notevoli i danni alle infrastrutture ma anche per il settore agricolo. Solo in Sicilia, negli ultimi giorni, sono stati stimati, infatti, 300 milioni di euro di perdita per l’agricoltura. Eccezionali avversità atmosferiche che mettono a repentaglio le intere filiere agroalimentari che rendono celebre il “made in Italy” in tutto il mondo. Un possibile strumento a sostegno del primo settore è proprio il Piano di Sviluppo Rurale Nazionale (PSRN), su cui la Commissione Agricoltura della Camera ha iniziato la discussione più di un anno fa. 
L’emergenza è sempre figlia dell’assenza di pianificazione politica – commenta il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura – Nonostante siano trascorsi circa dodici mesi dalla presentazione della nostra risoluzione che mira ad applicare le misure del PSRN a sostegno dei produttori per fornire, tra le altre cose, strumenti di gestione del rischio legato all’impresa agricola, oggi relegate alle sole assicurazioni agevolate, la Commissione non ha ancora trovato l’accordo per conferire al Governo chiari impegni. Ma prima di arrivare per l’ennesima volta alla conta dei danni, il passo fondamentale da fare è nella prevenzione in materia di dissesto idrogeologico e consumo di suolo dove Matteo Renzi non ha ancora stanziato un euro – continua L’Abbate (M5S) – senza una corretta gestione del territorio, ad ogni pioggia staremo ogni volta a piangerci addosso”. 
Oltre ai piani regionali (PSR), infatti, il regolamento UE n. 1305/2013 ha previsto la possibilità per ogni Stato Membro di predisporre un programma operativo di sviluppo rurale riferito al periodo 2014-2020, per fronteggiare una serie di problematiche a livello nazionale. E, nella fattispecie, riguardanti anche gli strumenti di gestione del rischio legato all’impresa agricola, oggi relegate alle sole assicurazioni agevolate. Con la risoluzione sul PSRN, il Movimento 5 Stelle intende impegnare il Governo a sostenere il reddito degli agricoltori attivando i fondi di mutualizzazione, mirati a coprire i risarcimenti per le perdite causate da avversità atmosferiche, fitopatie ed infestazioni parassitarie, poco appetibili per le compagnie assicurative. “La Puglia oltre a perdere fondi con i PSR della vecchia programmazione, non spendendoli, e con la nuova 2014-2020, ancora bloccata dalla bocciatura di Bruxelles – conclude Giuseppe L’Abbate (M5S) – non può permettersi di non cogliere quest’altra occasione di sostegno alla propria agricoltura!”.

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