mercoledì 5 agosto 2015

ECONOMIA: APPROVATA LA LEGGE SULL’AGRICOLTURA SOCIALE

Finalmente anche l’Italia si dota di una legge che vada a disciplinare il crescente fenomeno dell’Agricoltura Sociale. L’Abbate (M5S): “avremmo voluto requisiti minimi più stringenti ma l’approvazione è positiva”
In ritardo di 7 anni in confronto al regolamento europeo datato 2008 e, dopo un lustro e due legislature, l’Italia si è finalmente dotata di una legge sull’Agricoltura Sociale. Un fenomeno emergente in tutta Europa che vede operare nel nostro Paese già più di mille aziende, in un sottobosco di norme regionali ora dissipato da una disciplina organica in materia. L’importanza dell’Agricoltura Sociale, peraltro, la si riscontra anche nella programmazione europea 2014-2020, dove è una delle priorità dell’Accordo di Partenariato, con l’intento di sfruttare le multifunzionalità delle aziende agricole per sperimentare modelli di welfare in grado di valorizzare il capitale sociale dei territori sociali. 
Valutiamo positivamente l’approvazione della normativa che finalmente disciplinerà l'attività di integrazione e le attività terapeutico-riabilitative svolte dalle imprese agricole, anche se due anni di esame sono davvero troppi e il lavoro della Commissione potrebbe essere molto più veloce – commenta a margine della votazione avvenuta questa mattina il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura alla Camera – Il nostro voto di astensione deriva principalmente dalla formulazione dell’articolo 2: riteniamo, infatti, che l’inserimento tra i beneficiari non soltanto di soggetti svantaggiati e disabili ma anche di chi si trova, ad esempio, in situazioni di ridotta contrattualità, dia di fatto alle attività di agricoltura sociale una funzione più assistenziale che sociale, con facile possibilità di utilizzi impropri nel reclutamento delle forze lavoro. Per questo – continua L’Abbate (M5S) – confidiamo che si dia davvero seguito al nostro ordine del giorno che impegna il Governo a predisporre modalità più stringenti e requisiti minimi per far sì che di questa legge possano veramente fruirne le persone che ne hanno bisogno”.
La nuova legge introduce la definizione di “agricoltura sociale”, dove rientrano le attività che prevedono l’inserimento socio-lavorativo di lavoratori con disabilità e lavoratori svantaggiati, persone svantaggiate e minori in età lavorativa inseriti in progetti di riabilitazione sociale; prestazioni e attività sociali e di servizio per le comunità locali attraverso l’uso di risorse materiali e immateriali dell’agricoltura; prestazioni e servizi terapeutici anche attraverso l’ausilio di animali e la coltivazione delle piante; iniziative di educazione ambientale e alimentare, salvaguardia della biodiversità animale, anche attraverso l’organizzazione di fattorie sociali e didattiche. Tra le altre novità, è previsto che le Regioni, nell’ambito dei PSR, possano promuovere specifici programmi per la multifunzionalità delle imprese agricole, che le istituzioni pubbliche che gestiscono mense scolastiche ed ospedaliere possano inserire come criteri di priorità per l’assegnazione delle gare di fornitura la provenienza dei prodotti agroalimentari da operatori di agricoltura sociale e che i Comuni possano prevedere la valorizzazione dei prodotti provenienti da questo ambito nel commercio su aree pubbliche. Si potrà favorire lo sviluppo delle attività di agricoltura sociale nell’ambito dell’alienazione e locazione dei terreni pubblici agricoli o si potranno dare in concessione, a titolo gratuito, a questi operatori anche i beni immobili confiscati alla criminalità organizzata. Viene, infine, istituito l’Osservatorio sull’agricoltura sociale, chiamato a definire le linee guida in materia e con funzioni di monitoraggio per il coordinamento delle iniziative con le politiche rurali e comunicazione.

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